Il rattan è il fusto dell’omonima palma tropicale: all’interno è pieno, denso di fibre cellulosiche e di minutissimi canali d’aria che gli conferiscono elasticità. A differenza del bambù, dal quale si distingue per la mancanza del caratteristico vuoto centrale, il rattan assorbe l’umidità in modo più uniforme, ma teme comunque l’acqua stagnante perché i risalimenti capillari possono deformarne l’intreccio. Dipingerlo bene significa quindi preparare la superficie in modo che il film decorativo penetri abbastanza da ancorarsi tra le fibre senza occludere i pori; se ciò accadesse, il legno‐palma perderebbe la sua capacità di dilatarsi e ritirarsi seguendo i cambi di temperatura, con il rischio di screpolature precoci.
Indice
- 1 Pulizia e preparazione: la soglia di una buona adesione
- 2 Carteggiatura leggera: solo dove serve
- 3 Scelta del fondo: primer ancorante o impregnazione colorante
- 4 Verniciatura: pennello, spruzzo o rullo a seconda della trama
- 5 Sigillare per l’esterno: vernice trasparente o cera idrorepellente
- 6 Cura post verniciatura e routine di manutenzione
- 7 Conclusioni
Pulizia e preparazione: la soglia di una buona adesione
Prima di qualsiasi colore, la polvere fine che si annida fra gli intrecci va rimossa con un aspiratore munito di spazzola morbida o con un getto di aria compressa a bassa pressione. Le cere lucidanti di vecchie manutenzioni, invisibili a occhio, renderebbero qualunque vernice idrorepellente: si sciolgono con uno straccio imbevuto di alcool etilico denaturato, strofinando con delicatezza lungo la filatura. Chi trova macchie di unto può unire all’alcool qualche goccia di sapone di Marsiglia liquido, risciacquando con panno inumidito d’acqua tiepida ben strizzato. Il mobile deve poi asciugare completamente: la prova è passare il dorso delle dita tra le fibre; se non resta senso di freddo né umidità, si può proseguire.
Carteggiatura leggera: solo dove serve
Il rattan non va scartavetrato con la stessa energia impiegata su un legno massello: bastano poche passate con carta grana 240 avvolta su una spugna morbida, seguendo la direzione delle fibre e insistendo soltanto sui punti dove la vernice esistente si presenta lucida o screpolata. L’obiettivo è creare micro‐graffi che aumentino la superficie di contatto, senza assottigliare le fibre. Dopo la carteggiatura si rimuove la polvere con un panno elettrostatico o un soffio d’aria: anche residui impercettibili diventerebbero granelli che emergono sotto la mano di finitura, lasciando ruvidità.
Scelta del fondo: primer ancorante o impregnazione colorante
Su un intreccio destinato all’interno è sufficiente un fondo acrilico all’acqua con polimeri elastici: penetra senza ingiallire e si asciuga in un’ora, pronto per la mano successiva. All’esterno, dove il rattan affronta escursioni termiche e raggi UV, serve un impregnate a base di resine alchidiche o poliuretaniche che contenga biocidi contro muffe e funghi. Il primer si stende con pennello a setole sintetiche medio‐morbide, infilando le punte tra le maglie e scaricando l’eccesso su una vaschetta: il segreto è muovere il pennello con piccoli colpi angolati, mai lunghi tratti, così da non depositare troppo prodotto in un punto solo. Quando il primer è asciutto al tatto ma ancora appena “appiccicoso”, la successiva mano di finitura si ancora per coesione chimica, migliorando la durata.
Verniciatura: pennello, spruzzo o rullo a seconda della trama
Per un colore coprente ci si orienta verso smalti acrilici o poliuretanici satinati: resistono alle abrasioni e alle flebili torsioni del materiale. Chi cerca un effetto “shabby” può preferire una chalk paint a base gessosa, più spessa, che lascia intravedere la trama senza appiattirla. Il pennello resta l’attrezzo più controllabile: setole lunghe e flessibili per raggiungere gli incavi, punta smussata per le curve vive. In alternativa, uno spruzzo a bassa pressione (HVLP) distribuisce un film sottilissimo e uniforme, ma richiede mascherare le aree vicine e lavorare in zona ventilata con maschera filtrante. Il rullo spugna si usa solo su intrecci larghi e quasi piatti; su trame fitte lascerebbe bolle d’aria. Tra una mano e l’altra – di solito due coprono bene – si attende almeno due ore o comunque il tempo indicato dal produttore, verificando che la superficie non sia più fredda e appiccicosa.
Sigillare per l’esterno: vernice trasparente o cera idrorepellente
Un rattan che vivrà in veranda o in giardino deve resistere a umidità e ultravioletti. Una vernice di finitura poliuretanica trasparente satinata, stesa con pennello fine, sigilla lo smalto e ne allunga la vita. In alternativa, su una finitura a cera o su chalk paint si può applicare una cera sintetica idrorepellente con un panno di cotone, lucidando dopo quindici minuti per far emergere una patina setosa. L’essenziale è evitare prodotti troppo spessi che, riempiendo gli interstizi, renderebbero l’intreccio rigido e predisposto a crepe.
Cura post verniciatura e routine di manutenzione
Il film colorato raggiunge la sua durezza massima dopo sette, dieci giorni: in questo intervallo bisogna evitare pressioni prolungate o oggetti che possano imprimere segni. Un rattan pigmentato va spolverato con panno elettrostatico ed eventualmente pulito con soluzione tiepida di acqua e sapone neutro, asciugando subito. Ogni anno – all’esterno anche due volte – si controlla se compaiono zone sbiadite o dove l’acqua pare penetrare: un ritocco di smalto o una mano di cera riattiva la protezione. Così il colore rimane vivido e il rattan conserva elasticità, continuando a piegarsi leggermente sotto il peso anziché schiantarsi.
Conclusioni
Dipingere il rattan richiede più pazienza che fatica: la superficie porosa va preparata con pulizia minuziosa, carteggiatura gentile e primer compatibile. Una vernice elastica, stesa con piccoli colpi di pennello o con spruzzo leggero, aderisce senza soffocare la trama. Infine, un sigillante adeguato all’ambiente di destinazione protegge dall’umidità e dai raggi UV, conservando il tipico gioco di luci e ombre che rende unico ogni mobile in rattan. Un approccio graduale, che rispetti i tempi di asciugatura e la flessibilità naturale del materiale, trasforma un intreccio sbiadito in un arredo rinnovato, pronto a vivere altri anni con la stessa eleganza tropicale.